La Costituzione Italiana: L’Articolo 27.


I diritti ed i doveri dei cittadini: gli studenti del “Mattei” visitano il Carcere di Opera

L’articolo 27 della Costituzione italiana

Nella giornata di Giovedì 14 Febbraio 2019 la direzione della casa di reclusione di Milano-Opera (una delle strutture più sorvegliate d’Italia) ha nuovamente autorizzato l’I.T.I.S. “E. Mattei” di San Donato Milanese ad accedere all’interno del penitenziario, contribuendo a concretizzare, ancora una volta, un percorso sulla legalità, già promosso dai docenti di diritto e da quelli di religione, diretto a sensibilizzare le nuove generazioni al rispetto delle regole civili e morali ed a svincolarsi da occasioni di illegalità più o meno gravi .

Per il quarto anno consecutivo, dunque, due nuove classi dell’istituto (la 1B e la 2C) hanno avuto il privilegio di visitare (ed essere testimoni) della massima espressione dell’autorità dello Stato;  un luogo normalmente inaccessibile alla società e che la stessa società quasi stenta a riconoscere come parte del suo essere  (o malessere) .

Espletate le complesse procedure, i ragazzi ed i loro accompagnatori venivano introdotti nella struttura penitenziaria del Carcere di Opera e prontamente affidati alla cura del personale di Polizia penitenziaria: agenti che normalmente sono a stretto contatto dei detenuti ma soprattutto uomini e donne, madri e padri di famiglia, che hanno orientato la loro vita al servizio della Giustizia.

Il percorso veniva guidato dall’ispettore superiore Germano Corbu che, insieme ad una lunga fila di agenti, ci accompagnava alla biblioteca del carcere al cui ingresso domina la raffigurazione dei 139 articoli della Costituzione italiana.

In tale sede, l’ispettore illustrava ai ragazzi la struttura del penitenziario: una cittadella di circa 1.400 detenuti, di cui 1.300 con condanne definitive; il carcere di Opera, riferiva l’ispettore, detiene un importante primato nell’applicazione di tutti i regimi carcerari esistenti in Italia:

  • 41-bis, introdotto con la legge del 1986, successivamente modificata a seguito delle stragi di Capaci (23 maggio 1992) e di via d'Amelio (19 luglio 1992), ove trovarono la morte i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
  • E.I.V. (elevato indice di vigilanza),
  • A.S. (alta sicurezza).

Tra i vari primati di questo complesso, l’ispettore Corbu teneva a ribadire la presenza del maggior numero di detenuti in regime di "carcere duro", determinato proprio dall'articolo 41-bis. A tale risultato si è giunti anche grazie al completamento di un nuovo lotto di 92 celle destinate all'isolamento totale, tipico dei detenuti in questo regime, e alla conversione della precedente sezione femminile. Anche la presenza di un attrezzato centro clinico, sebbene poco utilizzato per effetto della sinergia tra l’istituto e l'ospedale San Paolo di Milano, caratterizzano l’alto grado di organizzazione ed il rispetto della persona detenuta.

Un dato molto interessante che l’ispettore comunicava ai ragazzi ha riguardato proprio la tipologia della popolazione carceraria: secondo le ultime analisi, infatti, la maggior parte dei detenuti ha avuto problemi  con la DROGA e con la VIOLENZA; problematiche che, rapportate all’età della platea, si rendono ben compatibili con il fenomeno di BULLISMO, DISCRIMINAZIONE ed ILLEGALITA' generalizzata.

In biblioteca, su richiesta del docente promotore del progetto, ci raggiungeva il direttore della struttura penitenziaria, il Dott. Silvio Di Gregorio, il quale, oltre a concedersi straordinariamente ad una foto di gruppo con i nostri ragazzi, descriveva alla platea di giovanissimi, la dislocazione delle strutture sul territorio; alla base del discorso vi è stato il concetto di rieducazione del condannato, in linea con l’articolo 27 della Costituzione che al comma 3 espressamente dice: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”

Dopo tale introduzione, venivamo invitati a comportarci con estrema discrezione, correttezza e senso di responsabilità: tali indicazioni venivano ampliamente rispettate dai ragazzi e il percorso proseguiva con le indicazioni dell’ispettore Corbu sia per visitare una cella tipica (anche definita camera di detenzione) sia per visionare i locali interni adibiti ad aule di scuola per i detenuti. Il percorso terminava nei locali destinati alle lavorazioni in linea con l’articolo 1 della Costituzione che stabilisce: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Una esperienza davvero interessante e ricca di sensazioni che, siamo sicuri, ha lasciato nell'animo dei nostri ragazzi un grande stimolo per riflettere sul valore della legalità.

Al termine di questa breve relazione, colgo l’occasione per rivolgere un ringraziamento particolare alla direzione carceraria, nella persona del Dott. Silvio Di Gregorio ed a quella magistratura  attenta e discreta, sempre sensibile al problema dei nostri giovani e ben consapevole dei vizi e delle virtù della società moderna.

 

Classi: 1Bi e 2Bi

Docenti accompagnatori: Prof. Basilio Fabo Sipio, Prof. Luca Mangani, Prof. Aldo Iacobellis

Referente del progetto: Prof. Gennaro Izzo

La Costituzione Italiana: L’Articolo 27.